Il cervello nell’esecuzione e nell’ascolto della musica

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La ricerca nel campo delle neuroscienze della musica si è sviluppata notevolmente negli ultimi anni, in considerazione del maggiore interesse dei ricercatori e dell’evoluzione degli strumenti tecnologici. Si tratta di un settore ampio e composito per le molteplici tecniche sperimentali utilizzate e i diversi aspetti oggetto di studio (Flohr e Hodges, 2002). Riguardo alle tecniche, i potenziali evocati (ERPl, il magnetoencefalogramma (MEG), l’elettroencelogramma (EEG), la SQUID, la risonanza magnetica (MRI), la risonanza magnetica funzionale (fMRI), la tomografia ad emissione di positroni (PET) e la stimolazione magnetica transcranica (TMS) consentono di ottenere dati significativi e di visualizzare le parti attive del cervello durante l’elaborazione degli stimoli musicali. Riguardo agli aspetti oggetto di analisi, le ricerche mettono in relazione due dimensioni complesse, – l’articolazione del cervello e la molteplicità di comportamenti musicali – per studiare le relazioni tra funzioni cognitive e aree cerebrali, considerando nello specifico lo sviluppo neurochimico e la plasticità neuroanatomica.
Zatorre (2005) ritiene la musica una stimolazione importante per il cervello, poiché comportamenti quali l’ascolto e la produzione musicale interessano molteplici funzioni cognitive: ad esempio, l’intonare una semplice nota coinvolge diversi meccanismi uditivi, tra cui – solo per citarne alcuni – l’attenzione, la memorizzazione, il confronto, la programmazione, il coordinamento motorio e l’integrazione senso-motoria.

Scritto da Michele Biasutti, tratto da “Musica et Terapia”  vol. 14

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