Applicazione dell’Arteterapia Plastico Pittorica in un contesto formativo

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Una delle applicazioni più interessanti delle metodologie che afferiscono alle Artiterapie e, più in generale, alle terapie o ai percorsi di crescita e di individualizzazione, mediati dai contesti gruppali, nasce in seguito alla sempre crescente richiesta di occuparsi degli educatori e degli operatori sociosanitari, in un ambito formativo – terapeutico. Di fatto, la sempre crescente complessità del mondo emotivo e relazionale dei bambini, dei giovani e degli adulti, pone innanzi alle necessità di dover fronteggiare e gestire situazioni difficili da comprendere ed elaborare. Si parla da tempo di sindrome da burn out per definire l’esito patologico di una situazione di forte stress, che colpisce le persone che esercitano professioni d’aiuto, le quali non hanno strategie tali da poter far fronte all’emergenza emotiva che vivono, nel loro contesto lavorativo, e che si riversa anche nella loro vita privata.
Recentemente, si è evidenziato come , conseguentemente alla crescita dei disturbi legati allo sviluppo dei bambini, preadolescenti ed adolescenti, una categoria fortemente a rischio è quella degli educatori, il cui compito, oggi, appare primariamente quello di aiutare i loro alunni nel difficile percorso individuativo.
Lo studente, in una fase fortemente sensibile del suo sviluppo intellettivo, relazionale ed emotivo, ha necessità di essere nutrito, grida quando si sente frustato o ha qualche preoccupazione, alla stregua di un neonato con la persona che si prende cura di lui. Lo studente che partecipa a questa profonda relazione ha delle aspettative nei confronti del suo insegnante: l’insegnante è idealizzato come una sorgente  di conoscenza e saggezza, è colui che aiuta e conforta, è l’oggetto dell’ammirazione e dell’invidia, è il giudice, la figura autoritaria con la quale confrontarsi (Salzerberger-Wittemberg, Henry-Polacco, Osborne, 1987).

Scritto da Ilaria Caracciolo, tratto da “Manuale di Arti Terapie”, a cura di Stefano Centonze.

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