Diario dei laboratori – Io e L’Altro: relazione, reciprocità, interscambio. Percorsi trasformativi Arteterapici nella relazione terapeutica a due

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Report di Rossella Carmignano

Parto col dire che, avendo io ormai terminato il percorso formativo presso l’Istituto di Arti Terapie e Scienze Creative, all’inizio il ritrovarmi a svolgere le attività laboratoriali in una sede nuova e con un gruppo nuovo di persone mi ha fatto avvertire un senso di nostalgia, nostalgia dei miei vecchi compagni di corso e delle tante e significative esperienze vissute insieme, un senso quasi di vuoto, compensato comunque da un clima gruppale di accoglienza e dalla presenza di alcuni membri del gruppo che già conoscevo abbastanza bene. La prima attività che la docente ci ha proposto, riguardante l’applicazione del Modello Trasformativo Gruppale Integrato all’interno di una relazione terapeutica a due, mi ha fatto subito capire quanta responsabilità possa avere il terapeuta quando si trova di fronte una sola persona invece che un gruppo, quest’ultimo di per sé terapeutico. La relazione fra terapeuta e utente in un approccio di tipo individuale è inevitabilmente più profonda, in questo caso non esiste un gruppo con il quale condividere la responsabilità di ciò che accade, di quello che si muove nel mondo interno dell’utente. Questa riflessione mi ha sicuramente creato, da una parte, dell’ansia rispetto al rischio di non riuscire a gestire bene dinamiche di transfert e controtransfert; d’altra parte, il prendere consapevolezza di tale rischio mi ha chiarito fino a che punto sento attualmente di potermi spingere nella certezza di riuscire a gestire le dinamiche prima citate, evitando quindi di oltrepassare un certo limite, oltre il quale rischierei anche di danneggiare l’altro. Durante le varie simulazioni la docente ha chiesto agli osservatori di osservare ciò che accadeva all’interno del setting bendati e possibilmente anche con le orecchie tappate, cercando quindi di capire quello che stava avvenendo attraverso gli altri sensi, esercizio all’inizio complicato, ma che mi ha fatto comprendere come spesso quello che sentiamo non proviene dal mondo interno dell’altro, ma dal nostro mondo interno, e come spesso siamo troppo condizionati da ciò che vediamo, incapaci di entrare in un più profondo ascolto dell’altro che si spinga oltre le apparenze. Rispetto a questo esercizio è stato inoltre significativo il doversi confrontare con un’iniziale sensazione di impotenza data dall’impossibilità di percepire la realtà a 360°, attraverso tutti e cinque i sensi. In seguito, l’attività in cui un allievo di musicoterapia ricopriva il ruolo di terapeuta suonando mentre l’altro, allievo di arteterapia, il ruolo di utente disegnando, e l’attività in cui abbiamo utilizzato la tecnica del mandala intuitivo, mi hanno dimostrato ancora una volta come l’arteterapia abbia il potere di far emergere dei tratti di personalità attraverso elementi che accomunano produzioni artistiche create anche a distanza di parecchio tempo l’una dall’altra. La mattinata della domenica è stata dedicata alla tecnica del Disegno Speculare Progressivo; a tal proposito mi sono resa conto, nel modificare i disegni fatti dai presunti utenti, di aver istintivamente inserito più elementi di diversità che di specularità, e questo mi ha fatto capire che probabilmente ho avuto difficoltà ad entrare in una relazione empatica con i disegni che avevo di fronte. L’esperienza propostami in seguito da una compagna di corso che vestiva i panni dell’utente l’ho vissuta abbastanza serenamente, anche se in alcuni momenti mi sono sentita un po’frenata rispetto alla possibilità di far emergere pienamente i vissuti emotivi del momento. Nel pomeriggio si è poi continuato con le simulazioni e con la contemporanea osservazione delle relative dinamiche, sempre ad occhi bendati e con le orecchie tappate: ripetendo più volte questo tipo di esercizio, mi sono resa conto di come pian piano avvertissi sempre meno difficoltà nel “sentire” utilizzando questa modalità di ascolto. Infine, l’attività conclusiva, di tipo gruppale, mi ha portato, attraverso la fase ricompositiva, ad individuare quei punti focali sui quali lavorare per poi proseguire nel mio percorso di crescita, sia personale che professionale.

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