Formarsi in Arti Terapie a Lecce

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Le scuole ARTEDO hanno lo scopo di offrire agli allievi una formazione specialistica afferente ad una sola disciplina artiterapica di vertice tra ARTE TERAPIA (in cui è privilegiato il linguaggio grafico-plastico-pittorico), MUSICOTERAPIA (in cui è privilegiato il linguaggio musicale), DANZAMOVIMENTOTERAPIA e  TEATROTERAPIA (rispettivamente orientate all’utilizzo privilegiato del linguaggio coreutico e teatrale). La scelta di ARTEDO, dunque, pur non lesinando l’opportunità e l’importanza di conoscenze necessarie all’integrazione dei vari linguaggi artistici di riferimento, è di garantire, attraverso l’adozione nell’intero circuito omonimo della metodologia didattica denominata “Protocollo Discentes per la Formazione in Arti Terapie in Italia”, un approccio specialistico alla professione di Arte Terapeuta, sia nell’acquisizione delle conoscenze teoriche, sia nell’acquisizione di competenze e abilità pratiche in attività di laboratorio.
Uno dei cardini fondamentali di tali tecniche (applicabili in contesti educativi, riabilitativi e/o terapeutici) è  quello di essere linguaggi non verbali. Quindi, una alternativa valida soprattutto in quelle situazioni in cui i soggetti che necessitano di cura e di sostegno non sono in grado di verbalizzare, non riescono ad usare le parole per simbolizzare il proprio vissuto interno, non amano esprimersi a parole, oppure manifestano limiti e difficoltà nel formularle correttamente. In tal senso,  giova ribadire che le arti terapie, nelle definizioni rese nel Manifesto di ARTEDO, non hanno  l’ambizione di agire come una medicina che possa guarire completamente una malattia; piuttosto, hanno quella di curare un disturbo, un malessere, una disfunzionalità relazionale conseguenti spesso, ma non sempre, ad una malattia. Esse, infatti, non mirano a modificare l’assetto personologico del “facilitato”, ma piuttosto a slatentizzare in lui le risorse residue che, se adeguatamente riconosciute e rinforzate, potranno rappresentare un punto di partenza per migliorare la propria visione del mondo e trovare in esso una congrua collocazione. Talvolta, però, le Arti Terapie, quando il loro esercizio è affidato ad uno psicoterapeuta che  si sia sottoposto anche  ad un training non verbale, possono essere usate come psicoterapie aventi la finalità di rimaneggiare le dinamiche più profonde del curato. Naturalmente, anche quando sono usate con finalità riabilitative da operatori opportunamente formati, esse permettono una presa di contatto col mondo interno del “paziente” fino al punto in cui egli riesce a sopportare questo contatto e limitatamente alla risoluzione di alcuni nodi problematici.
Dal punto di vista teorico, le Arti Terapie fanno riferimento alle discipline che si occupano di facilitazione della comunicazione interpersonale, della comprensione e del dipanamento delle conflittualità interiori che spesso sembrano paralizzare la mente, della creatività, dell’accoglienza dell’essere umano in tutte le sue manifestazioni.  L’Arte Terapeuta non è, dunque, tenuto a proporre soluzioni, essendo piuttosto chiamato a svolgere il compito di facilitare l’emersione di proposte da parte dell’utente, di rispecchiarle ed amplificarle, per poi aiutarlo a costruire, simbolicamente, una nuova casa, mettendo insieme ciò che emerge da lui con ciò che egli avverte controtransferalmente di poter dare all’utente stesso.
L’Arte Terapeuta, quindi, non darà mai consigli né indicazioni, pensando di aver capito ciò di cui ha bisogno il paziente. Dovrà sempre lavorare nel qui e ora della seduta, senza memoria né desiderio (Bion), accogliendo dentro di sé i vissuti emozionali dell’utente, facilitandolo nel suo dar forma artistica a tali vissuti e restituendoglieli trasformati, ricchi di valenze positive, cosicchè egli possa re-interiorizzarli e accettarli con minore difficoltà. Ancora, se il “facilitato” si rifiuterà di prendere contatto con alcune sue parti interne, l’Arte Terapeutanon dovrà mai considerare questa una “resistenza”, bensì dovrà rispettare i tempi dell’utente stesso. Deve anche riuscire a sopportare il silenzio: saper, come dice Rolando Benenzon, ASPETTARE, ATTENDERE, ASCOLTARE ed ACCOGLIERE.
Sulla base, dunque, della matrice generale del modello applicativo in adozione alle Scuole ARTEDO, laddove ruolo centrale è riservato alla “relazione”, appaiono integrabili i diversi modelli per ciascuna disciplina artiterapica, ancorché ancorati sui principi comuni stabiliti, oltre che su ATTITUDINE EMPATICA e CAPACITÀ IMPROVVISATIVA a cui gli stessi devono preparare, ciascuno in funzione della propria specificità.

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